Alla ricerca di una visualizzazione sistematica

L‘uso dell’immagine grafica o pittorica nei percorsi di apprendimento è una delle caratteristiche dominanti nella mia storia di insegnante di scuola media e di scuola superiore, di autrice di libri di testo, di docente di didattica del testo letterario presso la S.I.L.S.I.S dell’Università di Pavia e di formatrice spesso in viaggio tra le varie regioni italiane. Credo che la molteplicità delle situazioni in cui mi sono trovata ad operare simultaneamente mi abbia gradualmente sospinto verso un uso sistematico e profondo della visualizzazione.

Ma la vera forza trainante è stata il mio “lavoro” in classe. Come insegnante in generale – e come insegnante “visiva” in particolare – sono cresciuta con i miei studenti: la responsabilità di tracciare un percorso efficace e completo mi ha spinto a studiare, a provare e a riprovare. Nei libri di testo, nei congressi e negli incontri di formazione ho cercato di tradurre in proposte operative quanto avevo ripetutamente sperimentato. A volte è stato facile, a volte è stato difficile. A Pavia l’attività di docenza alla S.I.L.S.I.S è stata un’occasione importante per “passare” ad altri insegnanti le mie esperienze in questo campo.

Con il trascorrere del tempo le immagini fisse o animate hanno invaso con una certa prepotenza gli scaffali del mio studio e la memoria del mio computer – ho imparato a conoscerle in profondità, a gestirle con maggiore sicurezza, ad esplorare soprattutto le loro funzioni nell’insegnamento/apprendimento. La categoria dei materiali visivi si è via allargata agli organizzatori grafici e ad una veste tipografica finalizzata all’apprendimento (educational), capace cioè di trasformare una pagina tradizionale di testo in una pagina che parla allo studente e gli comunica le parole chiave, gli rivela i collegamenti, fa emergere gli elementi comuni o diversi tra le parti. E i campi di applicazione sono andati oltre gli studi letterari investendo l’apprendimento della grammatica, della scrittura e soprattutto l’area CLIL. Da due anni sto lavorando ad un progetto di visualizzazione su piattaforma per percorsi letterari in prospettiva CLIL.

La centralità che il linguaggio riveste per un’insegnante di L2 mi ha portato a scoprire forme sempre più numerose di integrazione tra l’immagine in senso lato e il testo verbale, un’integrazione che ha ricadute positive a livello di comprensione, rielaborazione, espressione dei contenuti e grado di memorizzazione.
Emily Dickinson, Words and Images - Alla ricerca di una visualizzazione sistematica

4 Commenti a “Alla ricerca di una visualizzazione sistematica”

  • Anna Maria Cassanmagnago:

    Devo dire che le immagini scelte sono sempre ben poste nel contesto e risultano enormemente chiarificanti del contenuto Già solo guardando le immagini e leggendo il contenuto si riesce a capire il perché delle scelte.

  • Marco Savazzi:

    Da Suo ex studente non posso che ringraziarLa per quello che ci ha trasmesso nei 5 anni di liceo. Impossibile dimenticare le Sue lezioni, in cui combinavamo la lingua inglese con la storia dell’arte, la letteratura, la musica, la cinematografia, l’attualità…. il tutto attraverso grafici, colori, linee del tempo, immagini significative e facendo attenzione all’impaginazione, alla grandezza dei caratteri, e a tutti gli espedienti  idonei a catturare (e mantenere!!!!) l’attenzione della controparte..
    Gli strumenti che ci ha fornito sono un tesoro davvero prezioso, utile in ogni circostanza e  credo che ci sia un motivo ben preciso se nessuno di noi studenti si è mai scordato (e mai si scorderà) il lavoro fatto, ad esempio, sul problema dell’immigrazione, sul Romanticismo, sulla poesia di guerra o sulle short stories (come l’indelebile “Marriage is a private affair”).. Ho citato solo le prime cose che mi sono venute in mente, ma tanto si potrebbe ancora dire sul Suo innovativo e davvero efficace metodo di insegnamento. Se lo scopo di una lezione, di un discorso, di un dialogo è trasmettere qualcosa all’altro, beh, direi proprio che il Suo metodo, oltre che efficace, è pure efficiente perchè permette di raggiungere l’obiettivo in una maniera più facile, veloce e pure divertente e dinamica..
    Grazie ancora
    Marco

  • Carlo Alberto Mora:

    In un certo senso trovo l’approccio CLIL paradigmatico di una nuova forma di apprendimento e conoscenza che ben si inserisce in un contesto complesso, inter-relazionato e multimediale come quello in cui vivamo quotidianamente. I meccanismi alla base della nostra lifelong education sono stati riscritti (non negativamente a mio avviso) dalla rete, dalla globalizzazione e da una sensibilità sempre più attenta alla coralità delle diverse conoscenze. Imparare da testi e immagini, conoscerli in italiano piuttosto che in inglese, rincorrere un’idea dalla letteratura alla scienza, ritrovarla nell’arte, e – perchè no – suggellarla con la filosofia. Lo trovo possibile, lo trovo indispensabile. Analizzare, sintetizzare, rielaborare un testo o un’immagine con metodologie prese a prestito dalle discipline scientifiche e viceversa instillare la poesia e la creatività nelle idee scientifiche, sono la conquista più grande della cultura e la prova più vera che la nostra mente “is just the weight of God”.

  • Francesca:

    L’uso della facilitazione grafica anche per la consulenza aziendale è molto diffusa all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. In Italia sta prendendo piede in questo periodo.
    A Bologna, per esempio, c’è un’agenzia (Housatonic) che si occupa di scrivere e rendere meglio comprensibile il frutto di lunghe riunioni di lavoro, convention, workshop, meeting.
    L’idea di fondo è quella di catturare gli elementi centrali di una conversazione, illustrandoli e mappandoli, facilitando cosi la comprensione la memorizzazione.
    Gli scribes cioè prendono appunti grafici di ciò che viene detto, rappresentando le connessioni tra i concetti fondamentali e creando in questo modo delle mappe illustrate.
    Le immagini così prodotte offrono un feedback immediato che aiuta i partecipanti a tener traccia di quanto si sta dicendo, stimolando la loro creatività e aiutando lo sviluppo della conversazione.

    Detta cos’ sembrerebbe quasi un gioco, ma basta considerare che a richiedere questo metodo siano state aziende come Coca Cola, Diesel, Il World Economic Forum, la Fao per capire che così non è.
    E’ che la facilitazione grafica sta diventando sempre più uno strumento di comunicazione insostituibile per le aziende!

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