Come inaugurare in classe un corso di L2

Come inaugurare in classe un corso di L2

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Grazie al Festivaletteratura di Mantova, ho potuto incontrare nella mia città Jhumpa Lahiri per ben due volte – e questo è uno dei tanti regali ‘speciali’ del festival. La seconda volta proprio nel 2013 quando, con mia sorpresa, tenne la sua presentazione in italiano accennando all’intensità con cui aveva affrontato l’apprendimento della lingua italiana di cui parla nel libro In altre parole pubblicato da Guanda nel 2015 (la versione Inglese uscirà nel 2016, Knopf).

Jhumpa Lahiri (nata a Londra da genitori bengalesi immigrati successivamente a New York) è una scrittrice statunitense in cui coesistono tre lingue: il bengalese, l’inglese e l’italiano. La prima è ereditata dai suoi genitori, la seconda è la sua “lingua base” [..] necessaria specie nell’adolescenza “per sopravvivere in America”, la terza è stata “adottata, voluta”.

Nel breve racconto (La traversata) che apre il libro, Jhumpa Lahiri sottolinea con forza che per conoscere una nuova lingua, è necessario immergersi, “si deve lasciare la sponda. Senza salvagente. Senza poter contare sulla terraferma.” La sponda è una lingua dominante ben conosciuta – per Jhumpa Lahiri, l’inglese.

“Quando leggo in italiano sono una lettrice più attiva, più coinvolta, anche se più inesperta. Mi piace lo sforzo. [..] Leggere in un’altra lingua implica uno stato perpetuo di crescita, di possibilità. So che il mio lavoro, da lettrice, da apprendista della lingua, non finirà mai [..]Ogni giorno, leggendo, trovo delle parole nuove. Qualcosa da sottolineare, poi trasferire sul taccuino. Mi fa pensare al giardiniere che strappa le erbacce. [..] Ma tra me e il giardiniere c’è una differenza sostanziale. Le erbacce, per il giardiniere, non sono qualcosa di desiderato. Sono da sradicare, da buttar via. Io invece raccolgo le parole. Voglio tenerle in mano, voglio possederle. [..] Quando scopro una nuova parola in italiano, un modo diverso per esprimere qualche cosa, provo stupore e meraviglia.”

Nell’apprendimento di una lingua straniera lo studente in generale ricorre al dizionario saltuariamente, spesso con la fretta che altera la comprensione e con una certa insofferenza. Jhumpa Lahiri trasforma invece la consultazione in un rapporto umano capace di aiutare la persona nel suo percorso di apprendimento.

“Cerco [nel piccolo dizionario] le parole quando sono per strada, quando torno in albergo dopo un giro, quando provo a leggere un articolo sul giornale. Mi guida, mi protegge, mi spiega tutto. Diventa sia una mappa che una bussola [..] Diventa una specie di genitore, autorevole, senza il quale non posso uscire: lo ritengo un testo sacro, pieno di segreti, di rivelazioni. Dopo un paio di mesi a Roma [..] quel dizionarietto sembra più un fratello che un genitore. Eppure mi serve, mi guida ancora. Rimane pieno di segreti. Rimane sempre, questo piccolo libro, più grande di me.

Pagina dopo pagina Jhumpa Lahiri sottolinea il valore delle parole. “Cosa significa una parola? E una vita? Mi pare, alla fine, la stessa cosa. Come una parola può avere tante dimensioni, tante sfumature, una tale complessità, così una persona, una vita. La lingua è lo specchio, la metafora principale. Perché in fondo il significato di una parola, così come quello di una persona, è qualcosa di smisurato, di ineffabile.

Man mano che il lettore procede nella lettura di In altre parole, il libro si trasforma, si metamorfosa in un’intensa e coinvolgente descrizione di conquista di una lingua voluta e amata. E’ stata questa metamorfosi che mi ha suggerito di poter utilizzare alcune pagine del libro per introdurre un corso di lingua straniera (qualunque essa sia). Come dice C. Dickens nel capitolo V di Hard Times, J. Lahiri strikes “the key note” per quanto riguarda l’acquisizione di una lingua diversa da quella natia. E può farlo, perché ha sperimentato e riflettuto sul percorso compiuto con un intenso coinvolgimento in prima persona : il percorso è emotivo, intellettuale, culturale e in continua progressione. Esattamente come dovrebbe essere ogni percorso di apprendimento di una L2. Per questo ho pensato di suggerire ai docenti di ogni ordine e grado di scuola di utilizzare In altre parole per introdurre il corso di L2 sperando che si possa innescare nelle proprie classi un processo di contaminazione positiva.

Ma In altre parole può essere ampiamente utilizzato anche per capire e scoprire il valore delle metafore nella veicolazione sempre vincente dei concetti e delle emozioni, per cogliere l’importanza che la lingua e le parole hanno nel disegnare l’identità di un autore: secondo Lahiri, esse formano la cornice che ne contiene l’autoritratto.

Il libro è anche ricco di spunti tematici che esplorano e definiscono le difficoltà linguistiche, culturali ed emotive che gli immigrati affrontano sul piano della comunicazione. Alcune affermazioni dell’autrice mi hanno fatto pensare a poesie della scrittrice chicana Pat Mora (b. 1942) quali Immigrants e Elena con cui creano intersezioni dove prosa e poesia si illuminano a vicenda come dimostrano i versi finali di Elena: “Sometimes I take / my English book and lock myself in the bathroom, / say the thick words softly, for if I stop trying, I will be deaf / when my children need my help.”

Silvana RanzoliSilvana Ranzoli

Non esitate a condividere con me e i lettori del blog la scoperta nel libro di altre prospettive utili a coinvolgere sul piano intellettuale, emotivo e culturale studenti impegnati ad acquisire una L2.

4 Commenti a “Come inaugurare in classe un corso di L2”

  • Anita:

    Molto interessante, grazie per questo ennesimo prezioso spunto, acquisterò il libro e cercherò di leggerlo prima che inizi la scuola sperando di trovarvi qualche nuovo stimolo, onde evitare il grigiore della ripetitività e dell’appiattimento.
    Condivido pienamente l’idea che per apprendere una lingua straniera vi ci si debba immergere attraverso la lettura, in particolar modo di opere letterarie, ma non solo.

  • Antonia Granata:

    Cara Prof. Ranzoli, ho appena letto e condiviso con le mie ex compagne di corso, con le quali i contatti sono sempre densi di affetto e di supporto reciproco, sia nella sfera affettiva che in quella professionale, questo Suo nuovo contributo. La ringrazio per aver messo a fuoco lo strettissimo nodo che lega insieme emozioni, cognizioni e necessità nell’esporsi ad una nuova lingua. Credo davvero che fare questa riflessione con gli alunni, per quanto piccoli, possa aiutare ad esplorare consapevolmente un mondo di esperienze profonde, soddisfacenti e faticose dalle quali torneremo tutti arricchiti nello stare insieme e nel costruire senso e significato.
    Nella realtà in cui opera la mia scuola esiste l’offerta formativa di italiano L2 per adulti, ed uno dei bisogni che siamo chiamati a soddisfare è proprio l’alfabetizzazione delle madri che chiedono di imparare l’italiano per non perdere contatto con la quotidianità dei propri figli, per capirli, per parlare con loro. Sono studentesse eccezionalmente motivate, su cui ogni tipo di insegnamento entra nel tessuto reale della vita delle persone.
    Sono certa che nel parleremo ancora.
    Nel frattempo La saluto con grande stima ed affetto,
    Antonia

  • Nicoletta Silvetti:

    Gentilissima Silvana,
    ci siamo parlate oggi pomeriggio al termine del suo intervento al Lend di Reggio Emilia.
    Le scrivo per mettermi in contatto con lei e per chiederle la guida di cui mi parlava.
    Grazie dell’attenzione e del bel momento di formazione odierno.
    nicoletta

    • Silvana Ranzoli:

      A Nicoletta Salvetti
      Se mi invia il suo indirizzo, le spedisco una copia della TG per il testo E. Dickinson Words and Images.
      E’ stato un piacere condividere con il gruppo LEND di Reggio Emilia i contenuti teorici e pratici del mio intervento su ” “From Motivation to Innovation – Think different about literary studies!”. La vostra attenzione segno di grande interesse ha reso l’evento particolarmente incisivo anche per me.
      Ringrazio pubblicamente lei e tutto il gruppo LEND per la gentilezza e il calore della vostra accoglienza.
      Silvana Ranzoli

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