Il libro e il quadro: un percorso CLIL che prende forma attraverso una mostra

Johannes Vermeer, La stradina, 1658 circa, Amsterdam Rijksmuseum

Johannes Vermeer, La stradina, 1658 circa, Amsterdam Rijksmuseum

Trovandomi a Roma per il congresso annuale di TESOL – Italia ho avuto l’occasione di visitare la mostra di Vermeer – il secolo d’oro dell’arte olandese alle Scuderie del Quirinale. I quadri mi erano familiari attraverso i libri sull’artista che si sono andati moltiplicando nella mia libreria. Mentre salivo le scale per incontrare Vermeer nella concretezza della forma e del colore dei suoi dipinti, la mente riandava alle pagine del romanzo Girl with Pearl Earring (1999) di Tracy Chevalier e agli ultimi due racconti di Girl in Hyacinth Blue (1999) di Susan Vreeland.

Ferma immobile con gli occhi fissi su La stradina mi sembrava di vedere la figura e il mondo di Vermeer mescolarsi con i personaggi delle due opere di narrativa scaturite da uno studio attento dell’artista e del suo contesto storico.

Il percorso della mostra si è per me trasformato rapidamente in un percorso CLIL che acquistava forza man mano che l’intrecciarsi del codice verbale e di quello visivo si faceva sempre più stretto. Nel doppio ruolo di reader e di viewer era facile entrare nelle vedute e negli interni domestici di Delft o delle altre città olandesi, cogliere la vita quotidiana nei ritratti e nei gesti dei suoi abitanti, riconoscere le caratteristiche del contesto a cui appartenevano, capire il ruolo del pittore, la forza espressiva del colore e della composizione, ecc.

Blu giacinto

Visualizzazione del colore ‘blu giacinto’ a cui si riferisce il titolo della raccolta di racconti di S. Vreeland, Girl in Hyacinth Blue.

Ne sono uscita pensando ad un percorso CLIL per una classe reale dove le opere citate di T. Chevalier e di S. Vreeland fungessero da introduzione alla lettura di un dipinto, all’esplorazione dell’arte del ritratto vista attraverso gli occhi del pittore e quelli della modella, al colore che diventa nelle mani dell’artista strumento comunicativo di ‘fatti’ e di emozioni, ecc. Una visita alla mostra avrebbe poi unificato l’esperienza letteraria e quella artistica potenziandone il reciproco impatto e confermando ancora una volta la validità dell’intersezione letteratura in L2 – arte.

Sarebbe opportuno che la programmazione ‘ufficiale’ CLIL contemplasse progetti basati su un percorso di cooperazione tra docenti di L2 e docenti di altre discipline curricolari, finalizzati a introdurre uno spazio dove gli studenti possono sperimentare l’unità del sapere che nasce dalla convergenza di intersezioni multidisciplinari e multimediali.

Lo studente capisce di più Vermeer se conosce le opere di Tracy Chevalier e di Susan Vreeland che coinvolgono le opere dell’artista olandese, così come le opere di Vermeer possono aiutare lo studente a costruire una rappresentazione iconica dell’opera letteraria.

E la trasformazione della lettura in pensiero iconico è una grande strategia di apprendimento e di memorizzazione.

Un Commento a “Il libro e il quadro: un percorso CLIL che prende forma attraverso una mostra”

  • Cinzia Valenti:

    E la trasformazione della lettura in pensiero iconico è una grande strategia di apprendimento e di memorizzazione.

    Vorrei partire da quest’affermazione per muovere alcune osservazioni circa l’importanza dell’affiancamento della lettura delle ricche didascalie alle immagini. Si tratta di una mia esperienza personale di diversi anni fa: la mostra di Pablo Picasso a Palazzo Reale a Milano. Era una mostra ingente che tracciava un percorso cronologico delle opere del maestro parallelo all’evoluzione della sua vita come uomo e artista. La costruzione cronologica biografica, accompagnata da annotazioni molto approfondite relative alle opere e alla vita di Picasso, mi aiutò a decifrare il pittore in modo tutt’altro che banale – direi anzi in modo molto personale e reale. Nel percorrere l’itinerario di quella mostra, le opere di Picasso prendevano vita dentro di me perchè si andavano via via decriptando grazie al supporto delle parole che li accompagnavano.
    Sono certa che il processo inverso, ovvero accompagnare le parole con le immagini, sia biunivoco e possa far scaturire gli stessi effetti, ovvero una comprensione personale dell’opera a più livelli, intellettivo, visivo, emotivo, autoreferenziale e biografico. Ed è il rimarcare del senso su questa moltiplicazione di livelli di conoscenza che favorisce l’apprendimento e la memorizzazione del contemplato.

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