Storia di un incontro didattico con l’immagine

E’ stato a metà degli anni Ottanta in occasione di una Convention del British Council che ho iniziato ad usare ufficialmente l’immagine come strumento comunicativo che sostiene, amplia e rende memorabile contenuti, concetti e procedure, che parla alla mente e alle emozioni degli studenti, che fa emergere le loro potenzialità nascoste e che toglie la noia della ripetitività alla didattica quotidiana in classe.

Allora era il tempo della lavagna luminosa con il suo corredo di lucidi e pennarelli. L’intervento a cui mi ero preparata con un po’ di apprensione presentava due percorsi letterari multidisciplinari. Il primo tracciava la convergenza tra il Romanticismo che emerge nella produzione letteraria di Wordsworth e Coleridge e quello che prende forma nella produzione artistica di Constable e Turner. Il secondo disegnava le intersezioni tra la poesia inglese della prima guerra mondiale e i propaganda poster inglesi che allo scoppiare del conflitto invasero i muri delle città e dei villaggi del Regno Unito (e non solo) per incoraggiare i cittadini ad arruolarsi.

Nella progressione del mio intervento le immagini non avevano funzione decorativa, ma si integravano profondamente con gli organizzatori grafici, con le parole e i testi letterari, facilitavano e miglioravano la comprensione, la memorizzazione e la presentazione dei percorsi in L2, offrendo altresì spazi (allora timidi) di personalizzazione che coinvolgevano gli studenti nelle scelte grafiche e iconografiche. La tipologia e la dimensione dell’integrazione all’interno della didattica quotidiana relativa alla letteratura era allora così insolita che un’insegnante presente mi confessò anni dopo che aveva considerato la mia proposta “una cosa da pazzi”.

Per me aveva cominciato a prendere corpo l’integrazione profonda ed estesa tra testo, immagine grafica ed iconica, un’integrazione che già da allora preferivo qualificare come “educational”.Emily Dickinson, Words and Images - Storia di un incontro didattico con l’immagine

7 Commenti a “Storia di un incontro didattico con l’immagine”

  • Anna Maria Cassanmagnago:

    Geniale intuizione che ha precorso i tempi.
    Oggi si parla molto di integrazione per evidenziare che la cultura è un tutto unitario, non frammentato in piccoli settori. Sembra una cosa ovvia, ma non è così quando ogni disciplina viene presentata a sé stante e risulta difficile per gli studenti cogliere i nessi. Un approccio del tipo di questo libro innovativo li aiuta a cogliere l’insieme e a capire il significato profondo.

  • Luisa Tomarelli:

    Sono una delle ex fortunate studentesse della prof. Ranzoli: 15 anni fa studiavamo già la poesia inglese con questi strumenti, allora del tutto innovativi.
    Ancora oggi non riesco a pensare al Macbeth senza visualizzare i dipinti di Fuseli o a leggere alcune poesie senza associarvi dei quadri di Constable e Turner. Questo conferma che lo studio interdisciplinare permette di andare ben oltre un apprendimento superficiale e destinato ad essere dimenticato nel giro di poco tempo.
    Grazie all’associazione testo-immagine viene stimolata la parte emotiva della mente degli studenti, che può sicuramente aiutare ad appassionarsi alla letteratura e a
    non dimenticarla nemmeno una volta usciti dalla scuola.
    Per me, che ho seguito un percorso formativo pienamente scientifico all’università e nella vita professionale, c’è stato ben poco spazio per l’arte e la letteratura dopo la scuola superiore. Ho dovuto portare avanti questi interessi autonomamente e devo riconoscere che la curiosità per queste discipline è stata totalmente frutto della passione maturata al liceo, grazie anche alle innovative e stimolanti lezioni della prof.di inglese.

  • Carlo Alberto Mora:

    L’incontro didattico tra l’immagine e la poesia, o più in generale la letteratura, è quella convergenza “magica” che permette allo studente (e anche all’insegnante, che impara con lo studente) di avere accesso al piano più personale del processo di apprendimento. E’ su questo piano che viene allenato il pensiero critico con la leva della creatività. Testo e immagine non sono semplicemente un “raddoppiare” il contenuto: la loro sinergia moltiplica le possibili associazioni e i dialoghi tra i due canali comunicativi. In questo compito lo studente è l’assoluto protagonista,   
    e il libro diventa lo strumento “amico” che ospita e facilita questo dialogo. Un libro che ponga lo studente e la propria mente al centro, e non sia solo una rigida autorità da cui apprendere ciò che vi è già scritto.

  • Stefania Di Maggio:

    Ricordo di essere arrivata al liceo con una conoscenza d’inglese molto superficiale ed elementare, senza alcun particolare interesse per la materia. Le lezioni della prof.ssa Ranzoli hanno cambiato drasticamente la situazione: senza rendermene conto il mio inglese è molto migliorato e ho cominciato a dedicare molte ore allo studio della materia o a pensare possibili nuovi collegamenti a partire dagli spunti dati a lezione. Non è mai stato un peso questo perché mi divertivo, era stimolante e, soprattutto, si è rivelato qualcosa di duraturo. Tutt’oggi le poesie e i brani inglesi che più apprezzo sono quelli affrontati a lezione perché, grazie al lavoro fatto, sembra sappiano ‘dire’ più degli altri. Inoltre quest’approccio multidisciplinare ha colmato quel bisogno di unire percorsi diversi come letteratura, arte e scienza che sentivo impellente per la molteplicità dei miei interessi. Purtroppo l’idillio è finito con l’approdo in università dove, pure in una facoltà di filosofia che bene si presterebbe all’interdisciplinarietà, è stato difficile tentare di dimostrare la validità di un simile approccio.
    Ho letto il libro su Emily Dickinson e sono convinta che uno dei suoi punti di forza sia proprio la molteplicità di spunti: ognuno di noi ha una storia diversa alle spalle che gli permette di reagire e interagire in modo diverso  con i diversi stimoli, ma proprio per questo l’impostazione del libro risulta vincente. E’ accattivante grazie alla ricchezza di colori ed immagini e questo fa sì che, anche solo per curiosità, lo studente vada a leggere, a seconda del momento, una pagina piuttosto che un’altra; poi vi è l’elemento di multidisciplinarietà più propriamente didattico che deve essere guidato, in un primo tempo, dall’insegnante. Dico ‘in un primo tempo’ perché sono certa che, capito il meccanismo, la mente dei ragazzi saprà spingersi ben oltre i collegamenti proposti dal testo!
    Mi auguro quindi che più insegnanti sappiano sfruttare la ricchezza proposta da questo libro, senza limitarsi a seguirlo pagina dopo pagina come un banale testo scolastico.

  • Caterina Allais:


    In segno di ringraziamento agli stimoli prodotti dal suo testo su Emily Dickinson vorrei mostrarle due disegni realizzati dai miei studenti di scuola media relativamente alla poesia There is no Frigate like a Book – il primo è opera di Lorenzo Evangelista 3D, il secondo di Caterina Mariani 3A.

  • Anna Maria Cassanmagnago:

    Ho usato il libro della prof.ssa Silvana Ranzoli su Emily Dickinson con un gruppo di studenti dell’Università della Terza Età. E’ stato un successo: si sono così appassionati alla Dickinson e al modo in cui le poesie sono state illustrate, ai collegamenti con arte e scienze che non è stato difficile far capire il messaggio. 
    Il  background culturale di queste persone è molto vario: si va dalla licenza media, alle superiori e anche alla laurea. Gli interessi sono differenti, ma questo libro è stato una scoperta per tutti e ha indotto molti di loro a scrivere essi stessi dei versi e ad illustrarli con immagini create da loro. Nel corso delle studio hanno anche suggerito collegamenti con altre poesie o altri quadri che ben si prestavano a ‘visualizzare’ il contenuto della poesia in esame.
    E’ stato un piacere lavorare con questa metodologia. Un GRAZIE alla professoressa Silvana Ranzoli di averci “regalato” un così grande piacere!

  • silviagoi:

    Confesso di essere  stata uno dei più feroci nemici dell’imagine…non per iconoclastia o ragioni teologiche, beninteso! Ma perché un tempo mi sembrava che l’autonomia del testo dovesse imporsi sul mondo esterno ad esso,da buon vascello che era…be’, chiaramente di fronte all’evidenza
    che funziona, faccio ammenda, eh!
    Anch’io son rimasta catturata dall’interazione suono-immagine-pagina….ed è difficile scollarmi dai miei pisolini di lettore annoiato…

Lascia un Commento

*