The Power of Verbal Intelligence

Words acquire a tremendous power if you make the most of your mind

Sono passati molti anni da quando ebbi l’occasione di partecipare a Londra ad una giornata di studio organizzata e condotta da Tony Buzan, l’autore di Use Your Head (1974, BBC Publications), un libro noto negli Stati Uniti con il titolo Use Both Sides of Your Brain.
La giornata di studio verteva su come sfruttare le potenzialità del cervello che gli insegnanti quando spiegano e gli studenti quando studiano utilizzano solo parzialmente.
The Power of Verbal Intelligence
Negli anni settanta la ricerca e la didattica si stavano orientando verso brain-based learning/teaching, un approccio all’insegnamento/apprendimento in sintonia con le ricerche più avanzate su come avviene l’apprendimento nella mente umana.

Era un settore che mi interessava, forse perché alla scuola media l’insegnante di lettere ci aveva parlato a lungo di come funziona la mente umana tracciando un preciso percorso di studio. Le sue parole mi avevano incuriosito e per questo avevo seguito molti dei suoi consigli soprattutto relativamente ai processi di memorizzazione organizzata e personalizzata. E con una certa sorpresa avevo scoperto che quei consigli funzionavano davvero.

Alla fortuna di aver incontrato quell’insegnante devo la mia attenzione sistematica all’uso delle intelligenze multiple, all’impatto cognitivo e comunicativo della visualizzazione (che è sempre personale), ai percorsi che generano la creatività, alla molteplicità dei punti di vista – una ‘cosa’ concreta o astratta assume una, dieci, venti immagini diverse a seconda della visuale da cui la guardiamo.

La complessità dell’insegnamento e dell’ apprendimento ha recentemente evidenziato con forza le innumerevoli sfaccettature di un metodo di studio di cui l’insegnante getta le basi e gli studenti progressivamente acquisiscono basic building blocks– gli elementi fondamentali riguardano la rielaborazione e la capacità di stabilire intersezioni tra i contenuti all’interno di una o più discipline.

Come afferma Frans Johansson in un testo solo apparentemente lontano dalla didattica, “The key difference between a field and an intersection of fields lies in how concepts within them are combined… The intersection is your best chance to innovate.” (Medici Effect. 2004, Harvard Business School Press, Boston)

Nel corso della mia attività professionale ho sempre tenuto d’occhio la vastissima produzione di Tony Buzan. E letto diversi suoi libri. Vorrei segnalarne uno che si concentra sull’intelligenza verbale, cioè sull’intelligenza nell’acquisire, usare e capire le parole per sfruttarne consapevolmente la potenzialità comunicativa.

Il titolo inglese è The Power of Verbal Intelligence, 2002, Harper Collins Publishers Ltd. Ne esiste una versione italiana con testo inglese a fronte pubblicata nel 2007 da Edizioni Frassinelli con il titolo L’intelligenza verbale. Il libro è diviso in 10 capitoli. I titoli comunicano con chiarezza i contenuti.
Ad es., i capitoli 3° e 4° sono focalizzati sulla struttura della parola. Esaminano così le radici, prefissi e suffissi da cui deriva la forza della parola nella prospettiva di migliorare il vocabolario, la creatività e il QI.
Il 5° ha come titolo “La parola del cervello. Usare la forza del cervello per sviluppare quella della parola” e il 6° sviluppa “ La parola del corpo. Il linguaggio del corpo e come migliorarlo”.

Per ogni insegnante l’intelligenza verbale specifica alla disciplina che deve insegnare è di primaria importanza, ma per un insegnante di L2 l’importanza si triplica perché l’intelligenza verbale in L2 non si avvale della lingua madre e questo rende più laboriosi i processi correlati all’archiviazione, al recupero e all’espressione personalizzata delle conoscenze come pure a quelli di lettura, scrittura e comunicazione.
Una prima ricaduta pratica potrebbe manifestarsi nella creazione di più efficaci lexis cards e concept cards che dovrebbero accompagnare lo studio ‘intelligente’ di argomenti e concetti in L2.

Silvana Ranzoli

Un Commento a “The Power of Verbal Intelligence”

  • Cinzia Valenti:

    The power of verbal intelligence
    Ancora una volta parto da un’esperienza personale per corroborare l’articolo della Prof.ssa Ranzoli.
    All’università un mio esimio professore Francisco Matte Bon, latore di un metodo tutto pragmatico dell’insegnamento dello spagnolo come L2, obbligava i propri corsisti a superare un esame linguistico prima di accedere all’esame vero e proprio. Dovevamo apprendere a memoria quanto più lessico riuscissimo attingendo ai più svariati ambiti del sapere . Fu una prova molto tosta per la quale molti di noi scelsero come metodo infallibile i dizionari visuali. Da allora, anche se li utilizzavo prima di quella prova, ebbi la conferma che l’apprendimento del lessico di una lingua straniera è l’unico modo per poter comunicare. L’affermazione può sembrare lapalissiana, ma troppo raramente si dà importanza ai glossari visualizzati e al potenziamento della competenza lessicale degli studenti. Ed il dizionario visuale è senz’altro un tool più immediato ed efficace di una sterile lista di parole con traduzione a fianco. Ancora una volta, non posso far altro che trovarmi d’accordo con la Prof.ssa Ranzoli nel corroborare l’assunto che l’intelligenza verbale corredata da un logico corollario iconografico può senz’altro sviluppare la nostra intelligenza verbale.

Lascia un Commento

*