Un libro diverso per un modo innovativo di leggere poesia

La diversità che diventa innovazione assume nel libro una molteplicità di aspetti. E’ una veste grafica studiata per facilitare la comprensione del testo e per insegnare a comunicare attraverso la pagina stampata o digitale, è un uso sistematico del linguaggio visivo che, intrecciandosi con quello verbale, riesce a potenziare i meccanismi della mente e della memoria e a rendere significativo l’uso di nuove tecnologie interattive come la Lavagna Interattiva Multimediale.

E’ un’integrazione attenta tra letteratura ed esperienza personale e tra letteratura e le altre discipline del curricolo come arte e scienze (CLIL) a cui Internet offre il supporto di ampie e differenziate risorse e la ricchezza di una grande varietà di lingue straniere.
Innovazione significa altresì spazi ricorrenti per la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, esercizio del pensiero critico ed espressione di proposte creative che si trasformano in modalità diversificate e consapevoli per l’acquisizione del lessico.

Questo tipo di innovazione è in grado di generare competenze importanti e permanenti capaci di rendere lo sviluppo dei programmi più incisivo, autonomo e interattivo. Sono lifelong competences che coniugano l’aspetto scientifico e quello creativo propri dell’apprendimento ed investono tutta la persona con effetti positivi anche nelle fasi successive degli studi universitari e dell’attività professionale.
E’ questo tipo di innovazione che rispetta la mente umana così come Emily Dickinson la descrive:
Emily Dickinson, Words and Images - Un libro diverso per un modo innovativo di leggere poesia

12 Commenti a “Un libro diverso per un modo innovativo di leggere poesia”

  • Anna Maria Cassanmagnago:

    Sono pienamente d’accordo con ciò che l’autrice del libro “Emily Dickinson – Words and Images”, Silvana Ranzoli, dice: l’integrazione tra letteratura, esperienza personale e altre discipline aiuta a formare quelle competenze che durano tutta la vita perché frutto di personalizzazione, di ricerca e studio personali che rendono i contenuti ‘appresi per sempre’ – essi entrano a far parte della nostra capacità critica.

    • Silvana Ranzoli:

      Grazie ad Anna Maria Cassanmagnago per i suoi commenti.
      L’innovazione richiede studio e programmazione, ma genera i progetti in cui crediamo – che aiutano a camminare nonostante i momenti di stanchezza, inevitabili e ricorrenti. Forse dovremmo sempre pensare a quello che un insegnante può dare. C’è un aspetto che non sempre ricordiamo come insegnanti: l’esperienza della scuola elementare, media e superiore è unica. Ci può essere una seconda laurea, ma non c’è una seconda scuola elementare o media o superiore nella vita di uno studente. O i ragazzi hanno da noi quello che è giusto abbiano in ciascuna fase del loro percorso scolastico, o non l’avranno mai più. E’ per questo che è importante agire anche se le condizioni per percorsi innovativi non sono quelle ottimali. Meglio poco, che nulla.
      E poi gli insegnanti crescono con i loro ragazzi: è uno scambio reciproco a livelli diversi ed è una strada vincente..In un convegno recente ho ripetuto al pubblico che mi ascoltava “che io sono cresciuta con i miei ragazzi”. Non sono certa che le persone estranee alla scuola capiscano fino in fondo una tale affermazione, ma questo è l’aspetto ‘magico’ dell’insegnamento.

  • Paola Traferro:

    Storia di una scelta: percorsi letterari in L2 nella scuola secondaria di 1° grado.
    Sono docente di scuola secondaria di I grado e sono fermamente convinta che inserire la letteratura nelle programmazioni non sia sbagliato purché si scelgano gli argomenti giusti e il modo adeguato di presentarli ai ragazzi, basandosi sulle loro potenzialità che variano da gruppo-classe a gruppo classe.
    Quest’anno i miei alunni erano demotivati, non amavano affatto l’inglese e presentavano grandi lacune. Avevo, dunque, necessità di individuare un approccio per sradicare le loro convinzioni e far scoprire quanto l’inglese sia una lingua piena di fascino. La letteratura, in questo contesto, ci viene sempre in nostro aiuto ma, dobbiamo trovare un modo speciale, creativo ed innovativo, per raggiungere i nostri allievi e far loro acquisire le competenze che permettano di scoprire le potenzialità straordinarie delle loro menti.
    Ho, dunque, pianificato un percorso modulare CLIL umanistico-letterario, apparentemente troppo ambizioso in un istituto che, oltre a quanto soprammenzionato, accoglie studenti di tante nazionalità differenti. Al contrario, quest’ultimo elemento si è rivelato una grossa fonte di arricchimento e ha concorso alla buona riuscita dell’idea progettuale.
    Per raggiungere il prodotto finale – un ipertesto con dei segnalibri creati dai ragazzi – ho utilizzato il meraviglioso testo Emily Dickinson Words and Images, in particolare le poesie 6 – 7 – 10 e le attività correlate. Inoltre, c’è stato un grosso interesse per l’attività “A book cover for my Emily Dickinson”. Tutto ciò è stato di vitale importanza per capire a fondo cosa sia la poesia e affrontare, anche in orario extracurriculare, il nostro progetto CLIL su Leopardi. Devo proprio ammettere che i ragazzi hanno cambiato drasticamente opinione, si sono impegnati volendo continuare le attività scolastiche oltre il suono della campanella.
    Gli allievi sono stati spinti allo studio grazie a una diversa impostazione delle lezioni, dove si affiancava il linguaggio visivo a quello verbale, dove la LIM aveva un grosso peso nella didattica e dove i programmi informatici venivano utilizzati dagli alunni per i loro compiti e dall’insegnante per l’esposizione di concetti ostici, a questa età, soprattutto se affrontati in lingua straniera. La personalizzazione ha rivestito un ruolo fondamentale nella nostra esperienza perché ciò che si era analizzato doveva essere fatto proprio e in questo ambito i ragazzi hanno dato il meglio di loro stessi, perché liberi di utilizzare le nuove tecnologie, le immagini per una visualizzazione dei concetti e non semplicemente per abbellire le loro presentazioni. La sintesi finale ci ha permesso di sistematizzare quei temi che molti reputano impossibili da affrontare con gli adolescenti. Grazie dunque alla Prof.ssa Ranzoli che ci ha donato un’opera unica e altamente innovativa, con una veste grafica accattivante per i giovani che li spinge a sfogliare il testo e non a riporlo in un cassetto.

    • Silvana Ranzoli:

      Il commento di Paola Traferro pone l’accento su due aspetti centrali.
      Il primo è la necessità di ripensare ai contenuti e alla didattica della sezione denominata “civiltà” nella scuola secondaria di1° grado. Diversi insegnanti della scuola media mi hanno richiesto una versione in inglese più facile del libro Emily Dickinson – Words and Images o anche una versione italiana che consentirebbe un percorso convergente da parte di due discipline come italiano e inglese.
      Il secondo aspetto è relativo alle modalità di un lavoro in classe collaborativo, sostenuto dalla tecnologia e finalizzato alla ‘creazione’ di un prodotto concreto capace di sintetizzare verbalmente e visivamente il percorso compiuto, ma un prodotto che sia gestibile sul versante della produzione da parte degli studenti e sul versante della supervisione/realizzazione/ correzione/condivisione da parte dell’insegnante (si veda il progetto “ A Book Cover for My Emily Dickinson”, pag. 82).
      L’idea di concretizzare il percorso in un segnalibro mi è apparsa geniale: è un prodotto sintetico, significativo, verbo-visivo e trasferibile ad altre discipline. E sebbene tocchi le abilità di pensiero superiore e si avvalga di una doppia codificazione, è accessibile a tutti gli studenti di una classe e gestibile da parte dell’insegnante.
      Credo che gli insegnanti sarebbero interessati a vedere almeno un esempio concreto di segnalibro e a a capire come Paola abbia maturato questa sua intuizione e quale sia la sua valutazione in merito.

      • Paola Traferro:

        Alla ricerca di una sintesi sia verbale che visiva per un progetto di classe

        L’idea dei segnalibri è nata perché gli studenti avevano bisogno di affiancare al lungo percorso CLIL su Leopardi immagini e poesie che fossero efficaci per far propri concetti letterari non facili da comprendere, soprattutto se affrontati in L2. Era impensabile studiare un poeta italiano in lingua inglese a livello di scuola media, se programmato in modo tradizionale. La demotivazione sarebbe salita alle stelle e non avrei avuto nessuna chance di aiutare i ragazzi a venir fuori dalla situazione di stallo in cui si trovavano. Ha suscitato una grande curiosità nella classe l’impostazione del percorso su Leopardi-uomo che parla di sé in prima persona, come se fosse ancora tra noi, per farci capire le sue poesie, partendo da un testo poetico meno conosciuto: Imitazione. Le nuove tecnologie e le immagini sono servite ad affrontare il progetto in maniera completa, coinvolgendo tutte le quattro abilità linguistiche che sono migliorate sensibilmente.

        La scelta del linguaggio visivo, molto spesso legato agli stessi disegni dei ragazzi, ha consentito di fissare concetti difficili e soprattutto di esprimere emozioni e una visione personale dell’argomento. C’era, però, il bisogno di sintetizzare ancora di più alcune parti del progetto: la comparazione tra Imitazione di Leopardi, La Feuille di Arnault e The Kitten and the Falling Leaves di Wordsworth, nonché mettere nero su bianco la nostra traduzione in inglese di Imitazione.

        Riflettendo insieme abbiamo raggiunto una conclusione: la soluzione perfetta per noi era la creazione di alcuni segnalibri che oltre alla loro canonica funzione avessero anche quella di aiutare a ricordare ciò che si era studiato. I ragazzi hanno ideato due diversi formati: un tipo standard e uno maxi (per i loro voluminosi libri di testo).

        Importante ricordare che i miei colleghi sono stati preziosissimi, affiancandomi in ogni fase progettuale.

        Due esempi di segnalibro prodotti dai ragazzi di terza media.
         



        • Anna Maria Cassanmagnago:

          Davvero un ottimo lavoro! Le immagini aiutano moltissimo la comprensione di un testo, soprattutto con gli studenti più giovani.
          I segnalibri che compaiono a corredo delle osservazioni di Paola Traferro mettono in luce la comprensione e l’assimilazione del contenuto da parte dei ragazzi. E’ stata un’idea geniale per riuscire a coinvolgerli in un percorso altrimenti faticoso. Complimenti!

  • Luisa Tomarelli:

    Quando frequentavo la scuola secondaria, parlo di 15 anni fa, scelte come quelle della prof.ssa Ranzoli erano del tutto innovative e difficilmente comprensibili, anche per gli altri insegnanti. Ormai da molti anni sono totalmente al di fuori del mondo scolastico e mi chiedo se ad oggi sia effettivamente cambiato qualcosa…se nell’era di internet, che ha spalancato le porte all’interdisciplinarietà e alla soggettività, sia ancora difficile offrire ai proprio studenti un approccio all’insegnamento di questo tipo.
    Mi verrebbe da pensare che programmi scolastici poco flessibili e la netta separazione tra le materie non possano permettere un’evoluzione delle tecniche di insegnamento secondo quanto auspicabile in un’epoca digitale e globalizzata.

  • Elena:

    Utilizzando questo libro di testo, maneggevole e davvero prezioso, ho lavorato con la tecnica della lettura espressiva: catturare l’attenzione dei nostri nativi digitali non è sempre facile. Le immagini proposte hanno suggerito la comprensione veloce di parole nuove ma soprattutto (ed è quello che più mi ha colpito) hanno sollecitato una comprensione profonda che arriva al senso delle poesie.

    Poi a gruppi i miei studenti hanno scelto una poesia e realizzato dei poster multisensoriali con vari materiali che rendevano i colori e quello che ogni parola aveva trasmesso loro, poster poi appesi in classe.

    Che bello lavorare così e grazie …. al prossimo progetto.

  • Claudia Scaravelli:

    “Il potere visibile e invisibile della visualizzazione”. È stato il nostro credo durante tutti gli anni di lavoro nella scuola. Sarebbe un po’ buffo usare il blog per parlarne.
    Ho invece un’osservazione su questo tuo ultimo lavoro. Naturalmente non per il percorso didattico.
    Tu dici: “E’ una veste grafica studiata per facilitare la comprensione del testo e per insegnare a comunicare attraverso la pagina stampata o digitale, è un uso sistematico del linguaggio visivo …”
    Eppure, quando ho avuto in mano il tuo ‘Emily Dickinson’ mi sono accorta di accusare un certo disagio proprio per l’impaginazione. Non mi lascia respiro. Mi mancano i vuoti, gli spazi bianchi della pagina, per cui la lettura e l’uso interattivo delle parti mi risultano un po’ faticosi. Forse è l’età! Sono certa che i giovani studenti non avranno questo problema

    • Silvana Ranzoli:

      Personalmente avrei davvero voluto evitare la mancanza dei vuoti, degli spazi bianchi nelle pagine di Emily Dickinson – Words and Images.

      Ma il vuoto e lo spazio bianco entrano spesso in conflitto con il numero e la dimensione delle pagine, la qualità della carta, l’uso più o meno esteso del colore, aspetti che concorrono a determinare il prezzo finale di mercato.

      Il mio ‘Emily Dickinson’ è un libro diverso che coinvolge lo studente in un percorso innovativo e completo di lettura del testo poetico. Innovazione e completezza (= visualizzazione, personalizzazione, CLIL, creatività, attenzione al lessico, progettazione, ecc.) hanno richiesto (tra l’altro) una progettazione complessa, un numero sostanzioso di pagine, un uso esteso e costoso del colore e dell’immagine. E il costo del testo doveva rimanere contenuto.

      Gli sforzi non sono stati pochi e le scelte dell’editore e dell’autrice hanno privilegiato innovazione e completezza. Il testo è ricchissimo di immagini pittoriche e grafiche, costantemente organizzate in una impaginazione che è ripetitiva proprio per aiutare lo studente a rintracciare con facilità il percorso.

      Se ci sarà una nuova edizione in Italia o all’estero, le pagine di Emily avranno, se possibile, un respiro maggiore.

  • Alice Scalari:

    Volevo intervenire portando la mia esperienza di supplente precaria nella scuola primaria e secondaria di primo grado. Premessa: sia alle medie  che alle superiori (con la prof.ssa Ranzoli) ho imparato ad apprendere l’inglese in modo innovativo e, grazie a questa esperienza, ho deciso di proseguire gli studi alla facoltà di lingue e letterature straniere.  La grossa delusione è arrivata con le supplenze. Infatti, nella mia pur breve esperienza, mi sono sempre trovata a lavorare su libri di testo che mi sono sembrati veramente inadeguati. Le immagini, i colori e i disegni mi hanno dato l’idea di essere stati introdotti per intrattenere o abbellire, più che per facilitare la comprensione/memorizzazione dei concetti o stimolare la capacità di riflessione dello studente. Ho avuto l’impressione di libri con tante nozioni “buttate” lì solo da imparare a memoria (e dimenticare dopo pochi giorni). Fino ad ora è stato difficile, almeno per me, riuscire a trasmettere agli studenti la bellezza di una lingua straniera utilizzando libri di testo comunemente adottati. Inutile dire che ho comunque cercato di farlo recuperando materiale extra e, ovviamente, dovendo giustificare a fine anno il perchè non avessi terminato il libro.

  • Eva Munter:

    Buonasera,
    da studentessa posso dire che ammiro moltissimo la professoressa Ranzoli per il suo lavoro.
    Secondo me uno dei problemi della scuola oggi, è proprio il dividere le materie e tenerle in compartimenti stagni. L’arte si fa nell’ora di arte e l’inglese nell’ora di inglese. Questo libro sarà un valido aiuto per gli studenti, è la prova che esiste un collegamento tra tutto quello che studiamo e permetterà senza dubbio di ricordare i concetti con meno sforzo e soprattutto non saranno dimenticati il giorno dopo la prova in classe! Davvero complimenti,
    Eva Munter

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